Giappone: è boom per l’export agroalimentare made in Italy

giapponese beve vino

A dieci mesi dall’entrata in vigore del trattato di libero scambio tra Unione Europea e Giappone ( il Japan EU Free Trade Agreement – JEFTA), l’export europeo registra un’ottima performance verso il Sol Levante. A fare da traino sono le esportazioni del settore agroalimentare (+47,4%), seguito da mezzi di trasporto (+16%) e prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+8,4%). Da inizio anno sono stati venduti al Giappone prodotti per un valore di oltre 1 miliardo di euro, con una crescita record del 61% su base tendenziale.

I dati non stupiscono particolarmente, se si considera che l’accordo di libero scambio ha eliminato oltre il 90% dei dazi all’entrata e la quasi totalità delle barriere tecnico-normative (primi fra tutti quelli sulla sicurezza alimentare, la difesa dei marchi e l’automotive) che ne limitavano il potenziale di crescita. Il settore Food & Beverage è inoltre uno dei più beneficiati dall’accordo, con l’eliminazione dei dazi giapponesi su svariati prodotti e il riconoscimento di oltre duecento indicazioni geografiche europee (DOP) definite dagli Stati membri, di cui 45 italiane.

accordo giappone europa Jefta

 

Agroalimentare Made in Italy: il boom di olio, vino e formaggi

Pur pesando soltanto per il 2% sull’export agroalimentare italiano complessivo, quello giapponese è certamente un mercato di notevole importanza, soprattutto se si considerano il valore fortemente strategico di alcune categorie di prodotto e il trend, in costante crescita, registrato negli ultimi anni. L’export Made in Italy registra infatti una forte accelerazione sia della crescita che del guadagno di quote sul mercato giapponese. Si tratta di un avanzamento di oltre 17 punti percentuali (pari a più di 3,6 miliardi di euro) e un volume di vendite – sull’anno – che dovrebbe toccare i 6,7 miliardi entro la fine del 2019, secondo il rapporto Sace Simest.

La composizione del paniere agroalimentare italiano esportato in Giappone è caratterizzata da prodotti di qualità distintiva, collocati in fascia di prezzo alta: in cima alla classifica troviamo eccellenze quali l’olio EVO, vini, formaggi e prodotti di qualità DOP e IGP, segmento nel quale l’Italia riveste in Europa un ruolo guida non solo per numero di riconoscimenti ottenuti ma, soprattutto, per la capacità di farne un vero traino per l’economia e i territori.

OLIO EVO. Il mercato giapponese rappresenta il 7% dell’export di olio di oliva italiano, con punte del 17% per alcuni olii particolarmente pregiati del sud Italia. Il posizionamento riflette un forte apprezzamento della qualità e un’ottima perception del Made in Italy da parte della consumer base giapponese. E, nonostante la Spagna abbia da qualche anno spodestato l’Italia dalla sua posizione di fornitore leader di olio EVO in Giappone (passando dal 37% al 49% del mercato dal 2013 al 2018, a sfavore dell’Italia che passa dal 53% a 42%), i consumatori giapponesi riconoscono il primato italiano della produzione di olio EVO di migliore qualità.

VINO. Secondo la recente analisi dell’Osservatorio Wine Monitor di Nomisma, il Giappone è tra i dieci principali mercati della domanda mondiale di vino. L’aumento atteso nel 2019 per le importazioni sarà del 16%, per un controvalore record di quasi 1,65 miliardi di euro. A fare la parte del leone è sempre la Francia, che detiene circa il 55% delle quote di mercato e quasi 950 milioni di incasso. Ma l’Italia accelera: per i nostri produttori la crescita attesa è del 17% (con il picco record del 26,4% per le bollicine). Il vino italiano si conferma al secondo posto nelle preferenze dei consumatori giapponesi, nonostante la rapida ascesa del vino made in Usa (che si conquista il terzo posto) e la tenuta di quello cileno, quarto in ordine di gradimento.

FORMAGGI. E’ boom anche per i formaggi italiani venduti in Giappone, che nel primo semestre di quest’anno registrano una crescita in volume del 21,3%, rispetto allo stesso periodo del 2018, arrivando a superare i 5,8 milioni di kg. Lo segnala Assolatte, evidenziando il Paese del Sol Levante come uno dei mercati-chiave per l’espansione internazionale dei prodotti caseari italiani. E se la parte del leone continua a farla la mozzarella, il formaggio italiano più esportato in Giappone (1,7 milioni di kg) e anche il top performer dell’ultimo anno (+86,4%), Assolatte segnala anche i trend molto positivi di Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+12,6%), Gorgonzola (+9,0%) e grattugiati (+7%).

Itameshi: il consumatore giapponese va pazzo per la cucina italiana

Sebbene la cultura culinaria tradizionale giapponese rimanga una parte forte dell’identità nazionale, i consumatori giapponesi negli ultimi anni hanno iniziato ad apprezzare una gamma diversificata e internazionale di prodotti alimentari, tra cui l’Italian Food (o Itameshi) domina le classifiche di popolarità.
Molto interessante al riguardo la survey realizzata su 1.100 consumatori giapponesi da Nomisma-Crif, presentata in occasione del Forum Agrifood Monitor 2019. La ricerca ha confermato l’Italia come il paese più rappresentativo del food di qualità nel percepito della popolazione, surclassando sia la Francia che gli Stati Uniti (ovvero i principali fornitori di prodotti agroalimentari nel mercato giapponese). Non tutti i consumatori sono tuttavia pronti ad acquistare ad occhi chiusi un nostro prodotto: la cluster analysis di Agrifood Monitor mette in luce che la stragrande maggioranza dei giapponesi è sensibile al prezzo e razionale nelle scelte di acquisto. Si tratta dei “Tradizionalisti-cauti”, in cui ricade ben il 48% dei consumatori. Il secondo gruppo più numeroso (36%) è rappresentato dai “Millennials Sperimentatori”, giovani dai 18 ai 38 anni, curiosi, aperti alle novità e attratti dalla cultura occidentale. Per loro la propensione all’acquisto di prodotti Made in Italy è più elevata della media. Il segmento più interessante per il nostro Made in Italy è tuttavia rappresentato dai “Giramondo spensierati” (10% della popolazione): consumatori della Generation X (39-54 anni) con alta capacità di spesa. Si tratta di consumatori esigenti, sofisticati e attenti alla qualità dei prodotti. L’interesse nei confronti del Made in Italy e delle sue eccellenze certificate è molto alto in questa tipologia di consumatori ed è importante saperli conquistare attraverso un’offerta mirata e di qualità. E in quest’ottica, si è appena conclusa a Tokyo “la Settimana della Cucina Italiana”, l’evento promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e organizzato su impulso e coordinamento dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo. Un focus sulle nostre tradizioni e sui nostri piatti tipici, con oltre sessanta eventi e iniziative in calendario su tutto il territorio giapponese, per diffondere la conoscenza del food made in Italy.

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