L’ascesa economica dell’India, un mercato eterogeneo e ricco di opportunità

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L’India è una società vibrante, dinamica e con un’influenza crescente, diretta e indiretta, sul mondo. Il suo significato non risiede solo nella sua dimensione – 1 miliardo e 330 mila di indiani costituiscono il 17,7% della popolazione planetaria – ma anche dalle scelte politiche ed economiche compiute negli ultimi anni.

L’economia indiana è da tempo considerata un’attraente destinazione di investimenti esteri, e nonostante il recente rallentamento nella crescita del GDP, si prevede che il mercato interno continuerà a crescere del 5% nei prossimi due anni, con i consumi trainati dal sensibile dinamismo di una ‘aspiring middle class’ che si allarga di anno in anno ed il cui reddito medio è in costante aumento. Anche la difficoltà di ‘fare business’, considerata una dei maggiori ostacoli alla penetrazione del mercato indiano, sta progressivamente migliorando: l’India è oggi il 77esimo su 190 paesi nella classifica annuale della Banca Mondiale per Ease of Doing Business, un avanzamento di ben 23 posizioni rispetto al 2018.

Un paese attraente e in rapida crescita

L’India sta attraversando una fase di liberalizzazione economica, aprendo la propria vasta base di consumatori a diverse aziende provenienti da tutto il mondo. Il governo guidato dal Primo Ministro Modi, rieletto lo scorso maggio, ha messo in campo importanti riforme e programmi di sviluppo economico volti a modernizzare il mercato e a favorire una crescente attrazione degli investimenti diretti esteri. La stabilità del governo, le politiche migliorative messe in atto negli ultimi anni, la struttura bancaria consolidata e il vivace mercato dei capitali denotano un impianto finanziario che sta giungendo a maturazione. Secondo l’IMF, se la determinazione del governo Modi a stimolare ulteriormente la crescita e a rimuovere gli ostacoli di burocrazia e corruzione persisteranno, insieme a una direzione politica convinta che sia importante attrarre capitali e imprenditori, l’India continuerà a essere una destinazione ideale per gli investitori. Il governo centrale sta devolvendo sempre più poteri agli stati federali, incoraggiandoli a decidere le proprie politiche economiche. Le politiche statali influenzeranno enormemente il potenziale di investimento nel paese. Inoltre, la politica del federalismo competitivo sta prendendo piede nel paese per incoraggiare i vari stati a competere per gli investimenti sulla base della propria politica economica e agilità di procedure.

Un mercato eterogeneo e complesso

Frammentato ed eterogeneo, il mercato indiano è caratterizzato da considerevoli differenze tra le regioni, spesso sottovalutate, in termini di lingua, cultura, infrastrutture, ricchezza e opportunità. Tutto ciò si riflette nell’eterogeneità del business environment che caratterizza questo paese e che va necessariamente compreso da chi desidera approcciarne il mercato.

La prima caratteristica da ricordare quando si pensa all’India è proprio la sua intrinseca diversità. La penisola indiana è una federazione “sui generis” di 29 Stati (più 7 territori dotati di autonomia politico-amministrativa), con forma di Governo parlamentare. È un paese in cui ci sono 23 lingue ufficialmente riconosciute, oltre 300 lingue minori e circa 3.000 dialetti. L’inglese è utilizzato come lingua franca per l’amministrazione della giustizia e gran parte delle funzioni pubbliche, oltre che per le relazioni tra gli Stati dell’Unione e per il business. L’utilizzo dell’inglese, inoltre, è diffuso tra indiani stessi, che utilizzano questa lingua come connettore quando non comprendono la lingua o il dialetto del proprio interlocutore. Da tutto questo si comprende perché molti definiscono l’India un “continente” più che uno stato.
Ma la lingua non è l’unica diversità. Anche se il sistema delle caste è stato abolito nel 1947, anno in cui l’India ha ottenuto l’indipendenza, le discriminazioni di casta sono ancora una realtà in India, in particolare nelle zone rurali del Paese. Quindi, anche se il sistema delle caste è illegale, esiste una struttura gerarchica forte e basata sul titolo che si ha sul posto di lavoro. Nonostante studi recenti sulle caste indiane hanno comunque dimostrato che oggi in India le diseguaglianze sociali dipendono molto di più dal livello di sviluppo della regione di appartenenza che dalla propria casta, intendendo per livello di sviluppo l’insieme delle condizioni prodotte dalla combinazione di educazione, urbanizzazione e occupazione, queste complesse variabili sociali e culturali hanno ancora un impatto importante nelle relazioni economiche e nel business. Dal punto di vista della religione, anche se prevalentemente indù, tutte le principali religioni del mondo sono rappresentate in India. Le differenze etniche e culturali abbondano, andando a formare un mosaico culturalmente straordinario, stratificato e complesso.
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Il nord e il sud dell’India: due mondi in un unico paese

Guardando nel dettaglio l’ascesa economica del paese, vediamo inoltre un processo di divergenza al suo interno: un sud ricco e in rapida crescita, contro un nord più arretrato e povero. Oltre alle più note differenze linguistiche ed in termini di sviluppo ed urbanizzazione, anche le peculiarità demografiche tra le due aree sono significative. Mentre la popolazione del sud dell’India presenta più alte capacità d’acquisto, lavoratori qualificati ed una preferenza per la lingua inglese nel business -in alternativa alla lingua del rispettivo stato-, il nord dell’India è demograficamente più giovane, ma relativamente povero, e predilige l’uso della lingua Hindi. Con condizioni fiscali e monetarie che variano da regione a regione, e i tassi di disoccupazione e di inflazione significativamente diversi tra nord e sud del paese, il mercato indiano non può essere concepito come unico. Le differenze esistenti all’interno del paese hanno un impatto non da poco sull’approccio di un’impresa che desidera affacciarsi a questo mercato. Per avere successo in India, è importante comprendere le peculiarità di ciascuno stato, dimenticando un approccio univoco. Come accennato, l’India meridionale è di gran lunga la parte più ricca del paese, con un reddito pro capite da due a tre volte superiore rispetto a quello del nord. La crescita demografica, molto più contenuta, determina una popolazione mediamente più vecchia, ma più istruita, moderna e cosmopolita. Sebbene l’India meridionale rappresenti meno del 30% della popolazione, il PIL combinato dei suoi stati conta per oltre la metà del PIL del paese.

L’economia del sud dell’India è guidata dai servizi e dal commercio internazionale, come esemplificato dalle sue vibranti regioni metropolitane, come Mumbai (centro finanziario), Bangalore (polo dell’I-Tech indiano), Chennai (importante centro industriale e portuale, hub dell’automotive), Hyderabad (fulcro dello sviluppo IT, dei servizi e del turismo). Questi hub giocheranno un ruolo sempre più importante nell’emergente mercato estero indiano. Altri indicatori socioeconomici, come i servizi igienico-sanitari e istruzione, sono alla pari con i paesi a medio reddito, ponendo il sud in netto contrasto con il nord più povero dell’India. Per comprendere l’origine di questo modello di crescita, bisogna riconoscere la storia della regione, da sempre più cosmopolita e orientata al commercio. Attraverso i vari contatti commerciali e culturali che hanno connesso le popolose città e i grandi porti del sud dell’India con il resto del mondo, la regione ha sviluppato una cultura in cui l’inclusione e il commercio sono alla base del progresso. Sei stati del sud dell’India – Andhra Pradesh, Karnataka, Kerala, Puducherry, Telangana and Tamil Nadu – sono cresciuti nell’ultimo decennio attraverso un modello di sviluppo unico: un mix di politiche di mercato che facilitano gli investimenti e iniziative pubbliche che favoriscono l’inclusione e il progresso sociale. La regione si è così affermata come il motore economico del paese e il suo bastione del progresso sociale, grazie ai successi della lotta al sistema delle caste e del miglioramento della condizione della donna.

Il nord dell’India, d’altra parte, è ancora principalmente un’economia agricola, con tassi di povertà e redditi più bassi, e tassi di fertilità molto più elevati. Densamente popolato, il nord resta tuttavia fondamentale per lo sviluppo del paese, con centri urbani di proporzione mastodontica, come Uttar Pradesh, che conta oltre 200 milioni di abitanti, e Nuova Delhi, frenetica capitale e centro politico del paese. Più tradizionalista e conservatore, il nord costituisce inoltre la principale base di elettori del Primo Ministro Modi, grazie ai programmi socialisti attuati per aiutare i poveri dell’India e l’occhio sempre attento agli elettori indù più conservatori. Al contrario, il sud dell’India è politicamente più diviso e chiede più autonomia regionale all’interno del federalismo indiano. In quanto tale, possiamo percepire il nord e il sud dell’India come due mondi distinti all’interno dello stesso paese, ma al contempo impegnati a superare le divergenze ed assecondare il sistema di riforme messe in atto dal governo Modi.

Tuttavia, se il governo saprà tener conto delle peculiarità regionali e delle significative differenze interne al paese, favorendo in maniera sempre più sistematica un federalismo a sostegno di una crescita equilibrata del paese, è auspicabile che il processo di divergenza interno sia gradualmente ridotto e che, al contempo, l’India riesca a consolidare il suo ruolo, sempre più importante, di player economico internazionale.

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