L’attuale Governo ha annunciato di voler continuare a finanziare iper e superammortamento

18 Ottobre 2018

Il Piano Calenda lanciato nel 2017 e poi confermato per quest’anno è stato indubbiamente un successo, come ha certificato anche il Politecnico di Milano qualche mese fa. Ma non è ancora una tendenza davvero capillare nel manifatturiero italiano, per due motivi: finora ha coinvolto principalmente grandi aziende, e ha riguardato solo singoli progetti di rinnovamento di impianti e macchinari, senza una “strategia 4.0” complessiva, e questo anche a causa del forte accento del Piano sugli incentivi fiscali.

È il momento quindi di avviare una seconda fase, con l’obiettivo di coinvolgere anche le piccole e medie imprese: questo è stato il tema principale del convegno “Industry 4.0 360 Summit”, tenutosi stamattina a Roma a cura del Gruppo Digital360, che ha coinvolto i protagonisti della quarta rivoluzione industriale sull’evoluzione e le prospettive del settore in Italia.

Il punto di partenza è ben sintetizzato dall’indagine “La diffusione delle imprese 4.0 e le politiche” (2017) del Ministero dello Sviluppo Economico: circa metà delle aziende oltre i 250 dipendenti e più di un terzo di quelle tra 50 e 250 dipendenti hanno già inserito almeno una tecnologia 4.0, ma solo il 24,4% delle realtà entro i 49 dipendenti ha già sperimentato soluzioni di questo tipo. Anche nei propositi per il futuro la differenza rimane forte: il 10% delle imprese italiane prevede di introdurre almeno una tecnologia 4.0 nel prossimo triennio, ma la percentuale sale al 35,1% tra quelle oltre i 250 dipendenti e crolla al 7,9% tra quelle entro i dieci.

«L’attuale Governo ha annunciato di voler continuare a finanziare iper e superammortamento: è la direzione giusta, gli incentivi devono proseguire, coinvolgendo le PMI e potenziando parallelamente le competenze digitali per sostenere la quarta rivoluzione industriale in Italia – ha detto Andrea Rangone, Amministratore Delegato di Digital360 -. È necessario accompagnare le imprese in una seconda fase dell’economia 4.0, più evoluta, promuovendo un’adozione consapevole delle tecnologie nel settore manifatturiero».

Secondo Rangone il ritardo delle PMI non deve preoccupare di per sè, perché nel nostro sistema economico l’innovazione è sempre partita e almeno in parte anche “imposta” dalle grandi imprese capofiliera, e ha sempre richiesto tempo per diffondersi.

Il mercato Industria 4.0 in Italia nel 2017 ha raggiunto un valore di 2,3-2,4 miliardi di euro, con una crescita del 30% rispetto all’anno precedente. Ai 2,3-2,4 miliardi si somma poi un indotto di circa 400 milioni di euro in progetti di innovazione digitale industriale “tradizionali”, cioè al di fuori delle sei tecnologie appena viste. È quanto emerge dai dati del nuovo report 2018 dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano, presentato stamattina in Assolombarda a Milano. Ma la crescita e le dimensioni del mercato non sono i soli lati positivi. «Anche la sfida della consapevolezza è vinta», ha detto Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Industria 4.0, spiegando che in un campione di 236 imprese industriali di tutti i settori (27% PMI e 73% grandi aziende), solo il 2,5% non sa cosa significhi Industria 4.0 (due anni fa era quasi il 40%), mentre il 15% è in fase esplorativa, e il 55% ha già implementato soluzioni 4.0. L’entità degli investimenti mostra un mondo industriale italiano a due velocità: le due categorie più numerose sono le imprese che hanno investito in Industria 4.0 più di 3 milioni di euro(25%) e quelle che hanno investito meno di 200mila euro (20%).

In estrema sintesi, ha detto Miragliotta, il report 2018 evidenzia che la crescita di Industria 4.0 è in linea con le attese più rosee, «per quest’anno è atteso un ulteriore incremento del 25-30% del mercato, e se il quadro regolatorio rimane questo i benefici si protrarranno per tutto il 2019». E dopo? «Moltissimo dipenderà dalla persistenza temporale degli incentivi, dalla spinta innovativa delle tecnologie, e dalla capacità di estensione della spinta innovativa anche alle piccole e medie imprese».

Quindi, l’iperammortamento sarà rinnovato, sì, ma non nella stessa misura di quest’anno. Finalmente abbiamo, nero su bianco, un documento che spiega come funzionerà il rinnovo del più apprezzato tra gli incentivi presenti nel piano Impresa 4.0.

Si tratta del DOCUMENTO PROGRAMMATICO DEL BILANCIO 2019, inviato dal ministro Giovanni Tria la scorsa notte a Bruxelles, nel quale sono descritti in sintesi provvedimenti e cifre che andranno a comporre la prossima Legge di Bilancio, che pure è stata approvata lunedì sera, ma il cui testo non è ancora pubblico.

Ebbene, nella Tabella III dedicata alle “Misure Discrezionali Adottate Dalle Amministrazioni Pubbliche” compare proprio il rinnovo dell’agevolazione, che viene presentata come “Proroga del bonus fiscale sugli ammortamenti connessi agli investimenti in macchinari e attrezzature effettuati nel 2019 per contribuire al rinnovamento del capitale produttivo delle imprese, con alcune modifiche nell’entità”.

La previsione si sostanzia in una proroga per un solo anno e in una sostanziale riduzione del beneficio. La voce denominata “Ulteriore proroga Super- e iper-ammortamento” specifica infatti che si tratterà di “proroga con riduzione per il 2019 del regime dell’Iper ammortamento (175% + 120% software)”.

Iperammortamento al 175% sui beni materiali e al 120% sui beni immateriali

La dicitura “super” non deve trarre in inganno: non si tratta infatti del super ammortamento che abbiamo conosciuto in questi ultimi tre anni – e del quale non c’è traccia, quasi certamente non sarà rinnovato – ma della maggiorazione dell’ammortamento per i beni immateriali (software) previsti nel famoso Allegato B. Maggiorazione che quest’anno era al 140% e che sarà ridotta al 120%.

Quanto all’iperammortamento vero e proprio, quello sui beni materiali, il vantaggio sarà letteralmente dimezzato. Il valore “aumentato” del bene passerà dal 250% al 175%, cioè il vantaggio si ridurrà dal 150% al 75%: una riduzione davvero significativa.

“Non è facile collegare questo provvedimento con quanto pareva fosse l’indirizzo governativo”, commenta Alfredo Mariotti, direttore di Ucimu – Sistemi per Produrre, l’associazione che rappresenta i costruttori di macchine utensili. “Si era partiti dicendo che ci sarebbe stato un grande appoggio alle Pmi. Se la risposta rimarrà quanto si legge, non mi pare esista congruenza. In più si è tolta la Sabatini e il finanziamento alla Formazione, in particolare quella interna che agevolava il passaggio dalla figura di operaio a quella di tecnologo di base”.

Resta soltanto un dubbio: è possibile che la cifra indicata nel Documento Programmatico di Bilancio sia una “media” tra diverse aliquote che saranno proposte a seconda dell’ammontare dell’investimento. Quanto al credito d’imposta per la formazione 4.0, la speranza è che il rinnovo sia “annegato” in qualche altra voce di spesa. Per saperlo occorre attendere la pubblicazione del Disegno di Legge di Bilancio.

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