Tra proteste e ingerenza cinese: quale futuro per Hong Kong?

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Iniziate a giugno come marce pacifiche del fine settimana, le proteste che stanno sconvolgendo l’equilibrio di Hong Kong sono via via diventate più frequenti e violente, fino a diventare un fenomeno quotidiano che non accenna a placarsi.

Apparentemente scatenate da un controverso disegno di legge sull’estradizione (che prevedeva la possibilità di estradare e processare cittadini di Hong Kong nella Cina continentale) le proteste riflettono preoccupazioni più ampie sulle relazioni in corso con la Cina e sulla conservazione della cultura politica ed economica distintiva di Hong Kong.

Sebbene la legge proposta (e già ritirata, come annunciato dalla governatrice Carrie Lee all’inizio di settembre) sia stata l’impulso originale per portare oltre un milione di residenti di Hong Kong in piazza, le proteste si sono evolute in una più ampia espressione di malcontento nei confronti della governance cinese di Hong Kong.

Dall’estate del 2014, i segnali che Pechino sta cercando di smantellare il caro modello di “un paese, due sistemi” di Hong Kong hanno scatenato diverse e crescenti ondate di protesta. La posta in gioco non è solo la relativa libertà politica di cui Hong Kong ha goduto da quando la Gran Bretagna ha restituito il territorio alla Cina nel 1997, ma anche il suo futuro economico, visto che deve far fronte alla crescente concorrenza di altri hub finanziari globali.

Il rapporto controverso tra Hong Kong e Mamma Cina

Dalla consegna del 1997 che ha restituito Hong Kong alla Cina, tutte le principali proteste nella regione sono state spinte dalla preoccupazione per l’influenza cinese sull’area. Ad esempio, centinaia di migliaia di manifestanti hanno marciato nel 2003 dopo la proposta di una legge sulla sicurezza nazionale, che avrebbe reso più difficile esprimere opinioni anti-cinesi (la legge è stata rinviata indefinitamente). Le proteste su larga scala sono scoppiate di nuovo nel 2012, quando migliaia di persone si sono opposte all’attuazione di un programma nazionale scolastico pro-Cina nelle scuole pubbliche, portando al ritiro della proposta. Sono seguite le proteste di Occupy Central del 2014, spesso denominate Rivoluzione Umbrella, che è durata per quasi tre mesi.

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Le ragioni del malcontento

Se la messa in discussione dello stato di diritto è apparsa da subito come una delle cause scatenanti del malcontento popolare, le questioni socioeconomiche sono emerse più recentemente come un altro fattore di insoddisfazione, specialmente tra le generazioni più giovani.

Le persone sono arrabbiate per la forte disuguaglianza economica di Hong Kong, tra cui i crescenti ostacoli alla mobilità sociale, l’estrema concorrenza negli ambienti lavorativi e i prezzi esorbitanti delle abitazioni, che contribuiscono a una visione sempre più pessimistica del futuro. In particolare, i giovani percepiscono una netta distanza tra il loro tenore di vita e quello della generazione dei propri genitori.

La disuguaglianza di Hong Kong è un fatto. Il coefficiente Gini di Hong Kong è oltre 0.5, marchiandolo come una delle società più disuguali nel mondo sviluppato.

Tra i problemi più gravi causati da tale disuguaglianza ci sono ad esempio l’accesso ritardato all’assistenza sanitaria per le classi più disagiate, ma anche le scarse opportunità di carriera per le generazioni più giovani (uno studio ha recentemente rilevato che lo stipendio mensile medio per i laureati oggi è inferiore a quello del 1987). Questa disuguaglianza è ancor più evidente quando si esamina la situazione delle proprietà immobiliari. I prezzi degli immobili a Hong Kong hanno raggiunto livelli da capogiro, rendendo impossibile non solo acquistare una casa, ma anche riuscire a farsi accendere un mutuo o semplicemente mantenersi con un affitto.

Il fatto è che il mondo è cambiato radicalmente da quando i baby boomers riuscirono a costruire una fortuna attraverso “sangue, fatica, lacrime e sudore”. Nell’odierna economia gli equilibri sono nettamente cambiati, la forbice si è allargata e rischia di lasciare indietro tutti coloro che non dispongono di sufficiente capitale per accedere alle scuole migliori ed essere supportati economicamente mentre sviluppano la propria carriera lavorativa.

La crescente ingerenza cinese

L’economia di Hong Kong è cresciuta rapidamente durante l’ultima parte del XX secolo, tanto da rappresentare più del 18% del PIL cinese nel 1997.
Con la rapida crescita economica della Cina negli ultimi due decenni, tuttavia, la forza economica di Hong Kong si è ridotta, rendendola ora approssimativamente simile in termini economici alle vicine Shenzhen o Guangzhou.
Indubbiamente, Hong Kong funge ancora da canale privilegiato per le attività commerciali cinesi grazie al suo stato di diritto relativamente forte e ai solidi mercati dei capitali, ma esiste il rischio concreto che la sua unicità possa diminuire. Iniziative come la Greater Bay Area, svelata dalla Cina all’inizio di quest’anno per collegare Hong Kong, Macao e le città cinesi vicine in un ecosistema economico che supera la Silicon Valley, continueranno ad avvicinare Hong Kong alla Cina.

L’ingerenza cinese è certamente nella mente dei manifestanti. Quando Hong Kong fu restituita alla Cina continentale, furono promessi 50 anni di autonomia attraverso il modello “un paese, due sistemi” che termina formalmente nel 2047. L’anno 2047 si è sempre profilato nel futuro di Hong Kong, con molte speranze profonde che a quel punto la Cina sarebbe cresciuta per assomigliare ad Hong Kong in termini di libertà sociali e politiche. In questo frangente, tuttavia, quel futuro sembra improbabile.

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L’impatto economico della crisi

La maggior parte dei settori orientati al consumatore come viaggi, turismo, hotel, vendita al dettaglio e ristoranti sono stati colpiti in maniera significativa dal crollo dei turisti e dalla riduzione dei consumi locali.
Sono soprattutto la vendita al dettaglio e il turismo a subire il contraccolpo maggiore. Cathay Pacific Airways e altre compagnie aeree hanno già cancellato centinaia di voli, mentre brand globali da Walt Disney a Prada, da Richemont a Swatch Group subiscono gli effetti di un turismo congelato.
Anche InterContinental Hotels Group ha riportato un significativo calo delle prenotazioni dall’inizio delle proteste.

Il mercato immobiliare più costoso del mondo è rimasto relativamente stabile, anche se gli analisti affermano che le prospettive si stanno attenuando. Le proprietà in un sito residenziale vicino all’ex aeroporto, Kai Tak, sono state vendute ai prezzi più bassi degli ultimi due anni. CK Asset Holdings, lo sviluppatore fondato dal miliardario Li Ka-shing, ha rinviato una significativa vendita di condomini di lusso, pianificata da tempo.

Il mercato azionario di Hong Kong inizialmente è rimasto stabile, ma è precipitato con l’escalation della violenza. Alcuni economisti ritengono che una recessione sia possibile se le proteste continuano, sebbene il governo di Hong Kong abbia promesso di adottare misure per sostenere l’economia. Oltre 600 miliardi di dollari di valore di borsa sono stati cancellati dall’inizio di luglio e gli analisti esprimono preoccupazione per il crollo di valore delle proprietà immobiliari.
Il prodotto interno lordo è cresciuto solo dello 0,6% nel secondo trimestre e i continui disordini potrebbero aumentare la possibilità di una recessione, secondo Bloomberg Economics.

Un numero significativo di aziende ha deciso di rinviare o modificare i propri piani di quotazione a causa delle recenti proteste. Ad esempio, Alibaba ha rinviato la sua offerta fino a quando il clima politico non si sarà stabilizzato. La Fitch Ratings, l’agenzia di rating del credito, ha leggermente declassato Hong Kong sulla base degli eventi recenti e della prospettiva che “la continua integrazione di Hong Kong nel sistema di governance nazionale cinese presenterà maggiori sfide istituzionali e normative nel tempo”. Anche se l’impatto di tale declassamento è più simbolico che finanziario, getta un’altra ombra sulla fattibilità a lungo termine dello status unico di Hong Kong come hub finanziario.

Oltre alle interruzioni operative, strategiche e finanziarie, una delle conseguenze non intenzionali delle proteste è l’impatto che possono avere sulle aziende nell’attrarre e trattenere talenti. Se le cause alla base delle proteste non verranno affrontate diventerà sempre più difficile fare affari e molte persone semplicemente sceglieranno di lasciare Hong Kong. Di conseguenza, potrebbe rivelarsi difficile per le aziende sostenere i bisogni di capitale umano di cui hanno bisogno a Hong Kong, il che può ridurre ulteriormente l’attrattiva di Hong Kong come hub per le attività internazionali, aprendo forse le porte a un’altra città dell’Asia che possa emergere come centro economico globale.

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