Lo shock provocato dalla pandemia ha duramente colpito le supply-chain a livello globale, mettendone in mostra tutta la vulnerabilità.

La forte volatilità nei consumi, i picchi di domanda accanto a una totale mancanza di richieste di mercato; le interruzioni impreviste nei livelli di produzione e le carenze inaspettate di forniture di materie prime condizionano fortemente le catene di approvvigionamento a livello globale dall’inizio della pandemia.

Nell’interessante analisi Fast forward – Rethinking supply-chain resilience for a post-COVID-19 world, realizzata da Capgemini nel periodo agosto-settembre 2020, emerge come la crisi del COVID-19 abbia sollevato seri interrogativi sulla resilienza delle catene di approvvigionamento globali.

Delle 1000 imprese coinvolte, di differenti settori commerciali (dal consumer product al retail, dalla produzione discreta al life science), più dell’80% delle riferiscono di aver subito un impatto negativo dalla crisi e la stragrande maggioranza ha affrontato sfide significative nel corso dell’anno. Tra i problemi principali, la carenza di parti/materiali critici (74%), i ritardi nelle spedizioni e nelle consegne (74%), la difficoltà nell’adeguare la produzione (69%) e la pianificazione (68%) in un contesto di forte fluttuazione e volatilità nella domanda.

Affrontare uno scenario mutato

Emerge con forza la necessità di migliorare la resilienza delle supply-chain in termini di flessibilità e dinamicità nell’adattarsi alle variabili impreviste di mercato.

Questo si traduce in investimenti organizzativi e tecnologici per migliorare la complessiva agilità della supply-chain, in termini di rapidità di risposta, riconfigurazione di processi e reti logistiche, scalabilità produttiva, dinamicità progettuale e decisionale.

Anche i risultati dell’ultimo ViewPoint di DVN – condotto su oltre mille imprese nel mondo – confermano per l’Italia questi trend. In linea con quanto avviene anche nel resto del pianeta, il 57% delle aziende del nostro paese è impegnato a rafforzare e diversificare le supply-chain, iniziando ad ampliare la propria rete di fornitori. A questo si aggiunge un impegno nella revisione dei criteri di selezione dei fornitori (38%) e nelle pratiche di gestione degli stock (30%). Inutile dire che anche la digitalizzazione (30%) è uno dei temi che stanno caratterizzando l’evoluzione del settore.

L’adozione di un approccio resiliente significa quindi da un lato cercare di prevedere e prepararsi ad affrontare tutto ciò che è prevedibile e potrebbe accadere; dall’altro essere in grado di reagire prontamente anche ad eventi inaspettati per ridurre il più possibile le perdite finanziarie.

Adattamento reattivo: il concetto di supply-chain agility

Con supply-chain agility, si intende la capacità della catena di fornitura di reagire alle incertezze adattando rapidamente e prontamente la propria strategia, nel rispetto della strategia generale d’impresa. L’agilità della catena di approvvigionamento è un concetto legato alla digitalizzazione, all’utilizzo di tecnologie IoT che analizzano i dati in tempo reale, identificando trend e ipotizzando soluzioni e alternative possibili. L’adozione dell’agilità della catena di fornitura è stata fortemente accelerata dalla pandemia, evento durante il quale, senza l’utilizzo di queste tecnologie, sarebbe stato estremamente difficile e dispendioso per un’azienda, in termini di risorse e di tempo, riuscire ad analizzare i trend e prendere decisioni prevedendo il loro impatto.

Diversificare i fornitori per garantire la continuità

La diversificazione dei fornitori rappresenta un nodo cruciale. Rivolgendosi a più fornitori dello stesso bene è possibile garantire una continuità della catena di fornitura in caso il fornitore abituale sia costretto ad un blocco della produzione. Valutando preventivamente i fornitori sostitutivi o affidandosi contemporaneamente a più fornitori dello stesso bene, è possibile trovare rapidamente una soluzione alternativa, in caso di necessità. In caso contrario, una scelta non programmata e dettata da una necessità immediata potrebbe portare a una soluzione non sempre compatibile e coerente con la strategia d’impresa.

Fornitori regionali e locali: una scelta che parla di flessibilità e sostenibilità

In questo contesto, sempre più imprese stanno considerando l’introduzione di fornitori e produttori locali e regionali. Questo modello può essere particolarmente vantaggioso per le piccole imprese, duramente dall’impatto economico della pandemia e dalla sospensione delle forniture estere, spesso concentrate nel sud est asiatico. Questi fattori impongono una revisione del tradizionale approccio strategico d’impresa, ed un conseguente rafforzamento delle collaborazioni a livello locale e regionale.

I vantaggi offerti da questo approccio sono numerosi, a partire da una riduzione dei rischi correlati ai ritardi nelle consegne e nelle consegne, unitamente ad un maggior controllo sui costi, l’inventario e le scorte. A questo si aggiunge il fondamentale tassello della sostenibilità, che combina la responsabilità sociale dell’impresa ad una totale trasparenza dell’intera catena di approvvigionamento.

Anche se lavorare con produttori e servizi locali può essere più costoso del tradizionale outsourcing, si ottiene più controllo e flessibilità sull’intera catena di approvvigionamento, che a sua volta ne può ridurre drasticamente i costi.