Nell’ultimo decennio le startup sono emerse come motori chiave della crescita economica e della creazione di posti di lavoro a livello globale. Le giovani imprese rappresentano circa il 20% dell’occupazione, ma creano in media quasi la metà dei nuovi posti di lavoro nei paesi dell’OCSE, contribuendo spesso ad introdurre elementi di innovazione nei settori di appartenenza.

Certamente, la crisi ha rallentato a livello globale la creazione di startup e limitato la loro crescita. Analizzando i dati dello scorso anno, si evidenzia infatti come la creazione di imprese sia significativamente calata in molti paesi nei mesi di marzo e aprile 2020.

Allo stesso tempo, tuttavia, appare evidente come queste realtà abbiano reagito in modo rapido e flessibile alla crisi, contribuendo a dare impulso alla digitalizzazione in numerosi ambiti – dall’istruzione ai servizi sanitari – e stimolando innovazione e cambiamento. Molte startup hanno continuato a crescere durante la pandemia, sia in termini di assunzione di nuove risorse che di ricavi: il 58% delle startup dei paesi OCSE ha infatti aumentato il personale, il 32% ha registrato un aumento della domanda e il 27% una crescita dei ricavi.

Sfide e opportunità per le startup durante la pandemia

La maggior parte delle startup esistenti stanno affrontando sfide significative, poiché meno strutturate e quindi più vulnerabili agli shock economici. Le start up tendono ad essere impegnate in attività ad alto rischio rispetto alle PMI e devono affrontare più vincoli nell’accesso ai finanziamenti tradizionali. Spesso, inoltre, dipendono in modo cruciale da un piccolo team di fondatori, e questo può aumentare ulteriormente la loro vulnerabilità.

In un momento segnato da una significativa incertezza economica, le startup diventano ancora più fragili finanziariamente e hanno bisogno di sostegno per le loro esigenze di liquidità a breve termine, critiche per la sopravvivenza.

Ciò nonostante, è doveroso ricordare che molte startup sono emerse proprio da periodi di crisi. Gli esempi includono Dropbox, Uber, Airbnb, WhatsApp, Groupon e Pinterest, tutti fondati durante o subito dopo la crisi finanziaria globale del 2017, così come Taobao di Alibaba, fondato durante l’epidemia di SARS in Cina nel 2003.

I periodi di crisi possono infatti rappresentare nuove opportunità quando gli imprenditori riescono ad intercettare nuovi bisogni e ambiti di sviluppo emergenti. In questo senso, sono numerose le opportunità nate con la pandemia di Covid-19.

In primo luogo, in questo periodo sono cresciute le startup capaci di introdurre  innovazioni radicali utili e spendibili nel breve periodo. L’esempio più lampante riguarda le startup attive nel settore sanitario – dalla telemedicina alle attrezzature mediche – che sono risultate spesso fondamentali nella gestione della pandemia.

In secondo luogo, e soprattutto, l’epidemia di Covid-19 ha accelerato una serie di cambiamenti persistenti nelle società, nelle abitudini e nei bisogni dei consumatori. Ne sono un esempio il boom del commercio elettronico, l’istruzione e il lavoro a distanza, così come la digitalizzazione di numerosi servizi sanitari.

Il (sorprendente) panorama italiano

La crisi causata dalla pandemia, secondo il rapporto ICE 2020-2021, potrebbe aver segnato uno spartiacque nella storia dello sviluppo dell’ecosistema italiano dell’innovazione.

Sorprendentemente, le giovani imprese e le startup del Bel Paese hanno mostrato un elevato grado di resilienza. Nel 2020 è stato infatti toccato il record di investimenti del venture capital italiano, che ha raggiunto la cifra storica di 780 milioni di euro.

Questo flusso finanziario ha senza dubbio fornito all’ecosistema delle startup italiane il capitale necessario per sostenere gli importanti programmi di investimento in tecnologia e ricerca e, soprattutto, quella linfa vitale di liquidità indispensabile per sostenere l’impatto della pandemia.

In base ai dati censiti dal Ministero per lo Sviluppo Economico è stata rilevata una crescita del numero delle startup innovative iscritte ai registri nazionali anche nel 2020. L’incremento di iscrizione di startup al registro speciale delle camere di commercio è proseguito anche nel primo trimestre 2021, durante il quale le startup innovative hanno raggiunto il numero record di 12.561, con un incremento di 662 unità (+5,6%) rispetto al trimestre precedente.

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Elaborazione ICE sui dati del MISE

I poli principali di concentrazione di queste società sono Milano, con 2.363 nuove startup registrate nel primo trimestre 2021, e Roma, in cui nel medesimo periodo sono nate 1.286 nuove realtà, per un totale cumulato di 3.649 – pari al 29,05% sul totale nazionale.

Complessivamente, la Lombardia ospita oltre un quarto (il 27,0%) di tutte le startup innovative italiane. Seguono Lazio (13,5%), Campania (8%) Veneto (7,3%), Emilia-Romagna (7,1%), Piemonte (5,9%), Puglia (4,6%) e Toscana (4,3%).

Gli importanti sostegni avviati dal Governo Italiano per contrastare l’emergenza economica sono sicuramente stati fondamentali: misure quali l’innalzamento dei benefici fiscali per gli investimenti nel capitale delle startup innovative, la garanzia statale su finanziamenti bancari Covid-19 e ulteriori misure a supporto degli attori finanziari, hanno sicuramente dato un importante impulso a tutto il comparto.

Al netto degli interventi compensativi introdotti dal governo, l’ecosistema delle startup italiane mostra segni di grande vitalità e resilienza, che fanno ben sperare.

Il divario con il resto d’Europa resta importante: l’Italia si colloca al 19° posto sui ventotto paesi dell’UE, recuperando complessivamente una posizioni rispetto al 2018. Tuttavia, in tempo di crisi, i segnali per un cambiamento di rotta appaiono numerosi.