Near-Shoring e nuova globalizzazione: I trend mondiali lungo le catene globali del valore

27 Maggio 2022
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Nelle giornate di lunedì 11 Aprile e martedì 19 Aprile Giovanni Roncucci, Presidente di Roncucci&Partners, ha partecipato in qualità di relatore a due importanti Webinar nati dalla volontà di Finest S.p.A., della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Regione del Veneto di identificare e attivare azioni comuni atte a favorire la crescita e lo sviluppo delle aziende del Nordest italiano sui mercati esteri. I due Webinar hanno avuto come oggetto il Near-Shoring, la riorganizzazione delle filiere e i nuovi trend internazionali delle catene globali del valore, con attenzione particolare alle opportunità offerte dalla Croazia e dalla Serbia.

Dalla prima metà degli anni ’80, la globalizzazione ha portato alla configurazione di un modello organizzativo basato sulla frammentazione del processo produttivo in singole fasi, allocate in imprese diverse distribuite in tutto il mondo, dando vita alle catene globali del valore. Gli effetti del Covid-19 hanno di fatto modificato strutturalmente questa catena, portando a riconsiderare in maniera sostanziale le supply chain e le loro dinamiche: la domanda ha subito forti oscillazioni, diverse catene di fornitura si sono interrotte e ci sono state gravi conseguenze anche in ambito finanziario.

Di conseguenza, per reagire ad una crisi di tale portata e cercare di ottenere un vantaggio competitivo, le catene di approvvigionamento devono essere quanto più possibile agili e resilienti. Ecco, quindi, che il near-shoring arriva in soccorso. Si tratta di una modalità di outsourcing che prevede il trasferimento di alcuni processi aziendali nello stesso o in un Paese limitrofo al Paese dove si trova il proprio stabilimento produttivo. Questo naturalmente fa in modo che si accorcino i tempi di approvvigionamento, si ottimizzino i costi logistici, fornendo maggior controllo delle operazioni e riducendo i problemi normativi. Dall’altra parte, però, ci sono alcuni fattori da considerare, come per esempio stabilire a chi compete la gestione del rischio, conoscere il territorio e assicurarsi fornitori qualificati, che vanno anche diversificati.

Come si inseriscono paesi come Croazia e Serbia in questo contesto?

Nonostante la Croazia viva per la maggior parte di turismo (il settore dei servizi rappresenta il 60% circa del PIL), l’industria è abbastanza sviluppata, soprattutto quella che riguarda il settore del food and beverage, la lavorazione dei metalli e la produzione di coke e petrolio raffinato.

I motivi per cui scegliere la Croazia come Paese di fornitura possono essere molteplici: si tratta Paese vicino, facilmente raggiungibile, munito di sei porti marittimi e attraversato da due corridoi delle reti transeuropee dei trasporti, quello Mediterraneo e quello Reno-Danubio, ed è attiguo a quello Baltico-Adriatico. È membro dell’Unione Europea e ha una cultura simile a quella italiana, con buone infrastrutture, personale competente con un costo mediamente inferiore rispetto all’Italia.

La Serbia ci offre un quadro a tratti simile. Anche in questo caso si tratta di un Paese trainato dal settore terziario (64% del PIL), che vede però un focus sul ICT, affermandosi tra i 4 principali comparti dell’export nazionale insieme ad acciaio, automotive e agricoltura.

La Serbia può essere un Paese idoneo a rientrare nella catena di fornitura perché ha benefici fiscali e un sistema bancario solido, con accordi di libero scambio e 15 Zone Franche. Si tratta di un mercato attrattivo per gli IDE (Investimenti Diretti Esteri), facilmente raggiungibile, con una posizione geografica favorevole tra Occidente e Oriente. Anche in questo caso il costo del personale, qualificato, è inferiore a quello italiano.

Croazia e Serbia offrono quindi interessanti opportunità di internazionalizzazione di prossimità e di mercato potenziale per importanti fasi di processo in settori tipici delle produzioni del triveneto. In qualità di paesi limitrofi, potrebbero contribuire alla crescita delle aziende del Nordest italiano nell’ambito della riorganizzazione delle filiere, consentendo un contenimento dei costi e una stabilità delle catene del valore, in un momento in cui i cambiamenti strutturali delle economie mondiali danno origine ad una grave volatilità.

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