India e Mercosur dopo gli accordi con l’UE: due porte diverse verso una nuova fase dell’internazionalizzazione

Venerdì 24 aprile 2026, nel webinar realizzato con ELITE, abbiamo affrontato un tema che per molte imprese italiane non è più soltanto materia da osservatori internazionali. Risulta un passaggio concreto di strategia commerciale: cosa cambia dopo i recenti accordi tra Unione Europea e India da un lato, e tra Unione Europea e Mercosur dall’altro.
Il punto di partenza è chiaro. L’Europa non sta firmando questi accordi solo per ridurre i dazi. Li sta usando come leve di politica industriale, sicurezza economica, rafforzamento delle catene globali del valore e riposizionamento geopolitico. India e Mercosur sono due dossier diversi, ma accomunati da una stessa logica: ampliare il raggio economico e strategico dell’Europa in aree ad alto potenziale di crescita.
Da una parte c’è l’India, con cui l’UE ha concluso i negoziati del Free Trade Agreement il 27 gennaio 2026. Dall’altra c’è il Mercosur, con cui l’UE ha firmato il 17 gennaio 2026 un accordo destinato a creare una delle più grandi aree commerciali integrate al mondo, coinvolgendo circa 700 milioni di persone tra Europa, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.
Per le imprese italiane, il tema non è solo capire dove esportare. Il punto è trasformare questi accordi in una strategia di internazionalizzazione concreta: valutare il vantaggio tariffario reale, scegliere i mercati prioritari, individuare i partner giusti, verificare regole doganali e compliance, e costruire un modello di ingresso sostenibile.
India: un accordo che può sbloccare un rapporto ancora sottodimensionato

Nel caso indiano, il dato più interessante è forse questo: il rapporto economico tra Europa e India era già importante, ma ancora lontano dal proprio pieno potenziale. Il nuovo accordo UE-India rappresenta uno dei più ampi Free Trade Agreement mai conclusi dalle due parti e punta a rafforzare una relazione economica strategica, oltre che commerciale.
Fino a oggi, molte imprese europee hanno continuato a percepire il mercato indiano come promettente, ma complesso da aggredire. Le ragioni sono note: dazi elevati, barriere regolatorie, incertezza sui tempi e sui costi di accesso, differenze territoriali, forte articolazione dei canali commerciali e necessità di adattare l’offerta ai diversi contesti locali.
È proprio qui che il nuovo FTA può cambiare il quadro. L’India eliminerà o ridurrà i dazi sul 96,6% delle esportazioni di beni dell’UE, mentre la Commissione europea stima per gli esportatori europei risparmi fino a 4 miliardi di euro l’anno in dazi doganali.
I settori più interessati dall’accordo UE-India
Le riduzioni tariffarie attese riguardano comparti di forte interesse per il manifatturiero italiano: macchinari, chimica, farmaceutica, automotive, alimenti trasformati, tessile, calzature, vino, liquori e olio d’oliva.
Alcuni esempi: i dazi indiani sui macchinari industriali, oggi fino a circa il 45%, tenderanno verso lo 0%. Per quanto riguarda il settore chimico, oggi fino a circa il 22%, è prevista una liberalizzazione quasi totale. Per la farmaceutica, l’accordo prevede il passaggio da circa l’11% allo 0%. Anche nell’automotive il cambiamento è significativo: i dazi sulle automobili, oggi fino a circa il 110%, potranno scendere progressivamente fino a circa il 10%, in presenza delle condizioni previste dall’accordo.
Questi numeri non significano che l’India diventi automaticamente un mercato semplice. Significano però che, per molte imprese italiane, sarà più facile valutare il vantaggio tariffario reale, rivedere il pricing, pianificare l’ingresso e costruire una proposta commerciale più competitiva.
Perché l’India è strategica per le PMI
Un elemento meno spettacolare, ma forse ancora più importante per il tessuto imprenditoriale italiano, è il capitolo dedicato alle PMI. L’accordo prevede una piattaforma digitale pubblica con informazioni utili per accedere al mercato, punti di contatto dedicati alle piccole e medie imprese e un quadro più trasparente su dazi, procedure, certificazioni e requisiti di accesso.
In altre parole, l’FTA UE-India non è stato pensato solo per i grandi gruppi già strutturati. Può diventare uno strumento utile anche per le imprese che hanno bisogno di orientarsi meglio tra regole di origine, documentazione doganale, compliance, certificazioni e procedure operative.
Il vero vantaggio dell’accordo UE-India, quindi, non è solo vendere con meno dazi. È poter entrare nel mercato indiano con maggiore chiarezza, meno incertezza e strumenti più accessibili.
India: grande opportunità, ma anche grande complessità
L’India resta un Paese-continente. Non può essere letta come un mercato unico. La presentazione del webinar evidenzia 28 Stati con grandi differenze territoriali, industriali, linguistiche e operative. Ovest e Sud concentrano molti dei poli più forti per industria e tecnologia: Gujarat e Maharashtra per massa industriale; Tamil Nadu, Karnataka e Telangana per filiere più tech e avanzate.
Per questo, il primo errore da evitare è pensare all’India come a una destinazione indistinta. L’accordo migliora il quadro competitivo, ma non sostituisce la strategia. Al contrario, la rende più necessaria.
Per le imprese italiane ben posizionate nei macchinari, nel packaging, nella farmaceutica, nella componentistica, nei dispositivi medicali, nella chimica, nel food & beverage premium, nell’arredo, nel fashion e nei prodotti ad alto valore aggiunto, si apre una finestra concreta. Ma serve un approccio selettivo: scegliere gli Stati prioritari, valutare i cluster industriali, verificare compliance e certificazioni, individuare partner affidabili e garantire continuità commerciale nel tempo.
Mercosur: si apre una porta, ma la strategia resta paese per paese
Sul fronte Mercosur, il messaggio emerso nel webinar è diverso, ma complementare.
Non siamo di fronte a un unico grande mercato omogeneo, bensì a una piattaforma composta da vari paesi. Per questo motivo, va interpretata e gestita con grande selettività.
L’accordo UE-Mercosur riguarda Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Mira a rimuovere barriere, creare nuove opportunità per le imprese europee, rafforzare l’accesso a materie prime critiche e garantire tutele su standard ambientali, consumatori, agricoltori e indicazioni geografiche europee.
Secondo la Commissione europea, l’accordo commerciale UE-Mercosur crea una zona di scambio che coinvolge circa 700 milioni di persone. L’intesa prevede l’azzeramento o la forte riduzione dei dazi sui prodotti e servizi che rappresentano oltre il 90% dell’export UE, con benefici in settori rilevanti per l’Italia come automotive, macchinari industriali, prodotti chimici e farmaceutici.
I vantaggi per l’industria europea e italiana
Per l’industria europea, i vantaggi attesi sono importanti.
L’accordo prevede la riduzione dei dazi su auto, macchinari industriali, prodotti chimici, farmaceutici, tessile, vino, alcolici, cioccolato, olio d’oliva e formaggi. In particolare, i dazi sui macchinari industriali, oggi tra il 14% e il 20%, sono destinati ad arrivare allo 0%; quelli sulle autovetture, oggi fino al 35%, potranno scendere progressivamente fino al 10% o allo 0%, con salvaguardie.
L’accordo apre inoltre opportunità negli appalti pubblici, nei servizi professionali e nell’accesso a materie prime critiche. Per il Made in Italy, un altro aspetto importante riguarda la protezione delle indicazioni geografiche europee, con un vantaggio diretto per agroalimentare, vitivinicolo e lifestyle.
Per le imprese italiane, le aree più interessanti includono macchinari e attrezzature industriali, mezzi di trasporto, componentistica, aftermarket, chimica industriale, farmaceutica, servizi tecnici, consulenza, ingegneria, agroalimentare trasformato e premium, moda, tessile, arredamento, tecnologie per industria, energia e infrastrutture.

Mercosur non significa mercato unico
Il vero punto strategico è che il Mercosur non va letto come un blocco unico. Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay sono paesi storicamente, economicamente e politicamente molto diversi. Parlano due lingue, hanno quattro monete nazionali, sistemi economici differenziati e contesti operativi non sovrapponibili.
Il Brasile pesa in modo determinante per dimensione economica, popolazione e base industriale. L’Argentina resta una potenza agro-industriale, ma con una volatilità storica più elevata. L’Uruguay è più piccolo, stabile e spesso interessante come hub relazionale. Il Paraguay presenta logiche ancora differenti, con un’economia agricola e un percorso di diversificazione in corso.
L’accordo crea la cornice, ma il vantaggio competitivo nasce dalla capacità di scegliere dove entrare per primi e come scalare nel tempo da un paese all’altro. In questo senso, il Mercosur richiede una strategia articolata, selettiva e progressiva.

Accordi commerciali e internazionalizzazione: cosa devono fare ora le imprese italiane
Il messaggio più importante emerso dal webinar è semplice: gli accordi non sostituiscono la strategia. La rendono più urgente.
In India, i primi passi sono capire il proprio codice doganale, misurare il reale vantaggio tariffario, scegliere gli Stati e i cluster più coerenti, integrare strategia commerciale e compliance, valutare il modello di ingresso più adatto tra export, partner, joint venture o presenza diretta.
Nel caso del Mercosur, la priorità è selezionare il paese di ingresso, valutare le differenze operative tra i singoli mercati, usare la leva tariffaria per rivedere il pricing, verificare regole di origine e standard, e costruire un modello di gestione regionale con esecuzione locale.
La presentazione sintetizza questo passaggio in sei mosse concrete per le imprese italiane: mappare prodotti e codici doganali, valutare il vantaggio tariffario reale, segmentare i mercati prioritari, prepararsi su compliance e regole, rivedere pricing e modello di ingresso, muoversi prima dei concorrenti.
Questi passaggi sono essenziali perché un accordo commerciale crea opportunità, ma non garantisce automaticamente risultati. La differenza la farà la capacità dell’impresa di trasformare una notizia di trade policy in un piano operativo di sviluppo internazionale.
Una riflessione che riguarda da vicino Roncucci&Partners
India e Mercosur non sono mercati da osservare da lontano. Per Roncucci&Partners sono aree in cui operiamo direttamente, con sedi a Chennai, Bangalore e São Paulo.
Gli accordi UE-India e UE-Mercosur aprono nuove opportunità, ma richiedono analisi, presenza locale e capacità di esecuzione.
Roncucci&Partners affianca le imprese italiane nella valutazione dei mercati, nella ricerca partner e nella definizione di strategie di ingresso sostenibili.
Per trasformare questi accordi in un percorso concreto di crescita internazionale, contattaci.
Leggi anche:


