Settembre: il momento perfetto per fermarsi e scegliere i mercati giusti

Settembre non è soltanto il mese del rientro al lavoro. Per chi si occupa di internazionalizzazione è il momento in cui si guardano i numeri, si chiudono le attività avviate e, soprattutto, si decide dove investire davvero nell’anno successivo. Sono i prossimi mesi a costruire il 2027.
I dati confermano la crescita dell’export italiano
I dati più recenti confermano la vitalità dell’export italiano. Nel primo semestre 2026 le vendite all’estero del made in Italy sono aumentate del 4,5%1https://www.ilmessaggero.it/economia/numeri_veri/export_dati_gennaio_giugno_europa_fatturato-9702865.html rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un avanzo commerciale che ha superato i 24 miliardi di euro, portando il valore complessivo oltre i 337 miliardi. Sia i mercati europei sia quelli extraeuropei contribuiscono a questa dinamica, e il dato ricorda che le opportunità esistono. La vera differenza, però, la fa il metodo con cui queste opportunità vengono colte.
Dal singolo evento al progetto di internazionalizzazione

Molte imprese continuano a muoversi per singole attività: una fiera, un contatto occasionale, una missione a cui si partecipa più per opportunità che per scelta.
Tutto utile, tutto legittimo, ma raramente parte di un disegno più ampio. Internazionalizzare significa invece costruire un progetto, con un obiettivo chiaro, fasi definite e risultati misurabili nel tempo.
Cosa significa applicare la logica del project management all’export
Nel project management un progetto è un percorso finalizzato, non una sequenza casuale di attività. Applicare questa logica all’export vuol dire chiedersi non tanto “quale fiera faremo il prossimo anno?” ma “quali mercati vogliamo presidiare nei prossimi anni e perché?”. Ogni mercato richiede un progetto diverso, con investimenti, competenze, tempi e modalità specifiche: pensare a una ricetta unica per tutti significa sottovalutare la complessità.
La scelta dei mercati esteri: il primo passo del progetto
Il primo passo, quindi, è la scelta dei mercati: una decisione che troppo spesso viene presa per intuizione e che invece dovrebbe poggiare su una base analitica solida.
Dimensione della domanda, dinamica delle importazioni, struttura competitiva, barriere all’ingresso, compatibilità con il posizionamento dell’impresa: sono questi i criteri che aiutano a orientare la scelta.
Solo a questo punto ha senso parlare di strategia operativa: quali canali attivare, con quali interlocutori, con quali strumenti commerciali e digitali, con quali risorse interne ed esterne.
Il ruolo dei dati nell’export intelligence
Negli ultimi anni la disponibilità dei dati è aumentata molto. La vera sfida non riguarda più la quantità di informazioni disponibili, ma la capacità di interpretarle e trasformarle in scelte concrete. È qui che gli strumenti avanzati di export intelligence offrono un contributo reale, aiutando le aziende a definire le priorità e a costruire il percorso più credibile.
Il metodo Roncucci&Partners per l’internazionalizzazione
Da oltre venticinque anni Roncucci&Partners lavora con questa impostazione, affiancando imprese di settori diversi nella costruzione di progetti in oltre sessanta paesi. Non esiste un modello valido per tutti: esiste però un metodo replicabile e adattabile a ogni contesto aziendale.
Gli strumenti di finanza agevolata: un supporto, non un sostituto della strategia
In questo scenario trovano spazio anche gli strumenti di finanza agevolata, come il prossimo bando “Digital export” promosso da Unioncamere Emilia-Romagna. Hanno senso se inseriti all’interno di un disegno già chiaro: da soli, senza una strategia definita a monte, non bastano.
Settembre è il momento delle scelte
In sintesi, Settembre è il momento delle scelte. Non si tratta solo di ripartire, ma di decidere con consapevolezza dove andare. Alla fine, il vero vantaggio competitivo sta nel sapere perché si è scelto proprio quei paesi, più che nell’essere presenti semplicemente in tanti.
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