La Cina non è un paese facile in cui operare, per questo ha bisogno di essere capita.
Così ha esordito Mario Boselli, il presidente di Italy China Council Foundation (ICCF), durante la presentazione della prima parte del Rapporto Annuale redatto dal Centro Studi, che è giunto alla sua XVI edizione.
Il rapporto ogni anno offre un’analisi puntuale delle dinamiche economiche e politiche della “terra di mezzo”, uno dei principali attori del sistema internazionale.
L’attuale contesto di instabilità commerciale e l’imprevedibilità dei dazi statunitensi stanno portando a una ricalibrazione delle relazioni tra Unione Europea e Cina. Proprio per questo è essenziale individuare le opportunità che si aprono per le imprese italiane, con particolare attenzione al settore agroalimentare, tema centrale dell’edizione di quest’anno.
2025: Un anno cruciale
Il 2025 rappresenta un momento decisivo per ben due piani del governo cinese: il XIV Piano Quinquennale e il Made in China 2025. Questi programmi si ponevano obiettivi ambiziosi, come la riduzione della dipendenza dall’estero, soprattutto in termini tecnologici ed energetici, e la trasformazione della Cina in una potenza manifatturiera riconosciuta per la qualità della propria produzione.
Ad oggi, possiamo dire che la Cina ha raggiunto l’86% degli obiettivi prefissati. Nell’ambito dell’intelligenza artificiale e dei veicoli elettrici si è dimostrata uno dei paesi leader a livello globale. Mentre, per quanto riguarda le energie rinnovabili, detiene una quota superiore all’80% nella produzione mondiale dei pannelli fotovoltaici. Inoltre, ha raggiunto importanti risultati in settori chiave come la manifattura avanzata di semiconduttori, robotica e aerospaziale, anche se in questi ambiti fatica a raggiungere l’indipendenza dalle forniture straniere.

La Cina continua a crescere ma…
La crescita dell’economia cinese appare stabile al +5% nel 2024 e sale al 5,4% nella prima metà del 2025 ma c’è un “ma”, anzi più di uno.
Nonostante i successi, non mancano le difficoltà. La crescita resta fortemente sostenuta dalle esportazioni, dove la Cina risulta leader indiscussa a livello globale, detenendo surplus commerciali con tutte le regioni del mondo. Tuttavia, la storia recente ci insegna che un’eccessiva dipendenza dalle esportazioni comporta dei rischi.

Per questo motivo, il governo sta attuando politiche mirate all’incentivazione dei consumi interni. Nonostante la crescita registrata del 5%, rimangono sostanzialmente bassi rispetto al potenziale del paese. Questo contesto potrebbe aggravare le pressioni deflazionistiche già esistenti, a causa di una domanda interna ancora debole rispetto alla capacità produttiva.
Un altro fattore critico dell’economia cinese è la fragilità del mercato immobiliare, storicamente importante nella crescita del PIL. Il settore è rimasto in contrazione per tutto il 2024, ma sta mostrando lievi segnali di miglioramento grazie alla riduzione dei prezzi delle abitazioni residenziali commerciali.

La stabilità della crescita cinese dipenderà anche da come il governo affronterà queste sfide, oltre che dai fattori esogeni che ormai tutti conosciamo.
E l’Italia?
La politica tariffaria statunitense ha certamente cambiato gli equilibri. La Cina si sta avvicinando ulteriormente al suo primo partner commerciale, l’ASEAN, senza però trascurare l’Unione Europea, che si posiziona al secondo posto per volumi di scambi. Germania, Paesi Bassi e Francia sono in testa come principali partner europei.
L’Italia è il quarto partner commerciale in Europa e il ventiquattresimo al mondo. I dati del 2024 mostrano l’ampliamento del deficit commerciale dell’Italia nei confronti della Cina rispetto al 2023, evidenziando una crescita più marcata delle importazioni rispetto alle esportazioni.

Al di là degli scambi commerciali, Il 2024 è stato sicuramente un anno ricco per le relazioni sino-italiane. Hanno visto diversi incontri istituzionali, tra cui le visite della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
In occasione della visita della Premier è anche stato firmato un nuovo Piano d’Azione triennale 2024-2027, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione bilaterale nei settori di economia, innovazione tecnologica, istruzione, sostenibilità, sanità e scambi culturali.
Opportunità per le aziende italiane in Cina: perché l’agroalimentare?
Un dato particolarmente significativo del report di quest’anno riguarda la buona performance del settore agroalimentare italiano in Cina. Nel 2024, l’export italiano di prodotti alimentari verso Cina è cresciuto del 17,3%, probabilmente anche grazie alla reputazione che il Made in Italy ha consolidato negli anni e all’aumento della domanda locale.
Nonostante la Cina sia effettivamente uno dei maggiori produttori agricoli al mondo, continua a dipendere dalle importazioni per poter soddisfare la domanda interna. Come evidenzia la tabella sotto, la Cina importa principalmente carne, frutta fresca e a guscio, grano e oli vegetali.

La Cina è un mercato ampio e promettente per il settore agroalimentare italiano, ma non privo di sfide: dotazioni infrastrutturali eterogenee, assetti normativi complessi e una limitata protezione degli investimenti esteri. Da non sottovalutare anche gli impatti dei dazi americani sulle catene globali del valore.
In conclusione, il mercato cinese è vario, vasto e complesso, ma ricco di opportunità per chi le sa cogliere. Roncucci&Partners da 25 anni supporta le aziende italiane nell’affrontare con successo mercati complessi, stimolandone uno sviluppo internazionale sostenibile.
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