Ridurre i rischi di approvvigionamento nella meccanica: perché guardare a Serbia e India

L’industria metalmeccanica e meccatronica genera quasi la metà del valore aggiunto manifatturiero italiano e oltre il 40% delle esportazioni del paese. È uno dei principali punti di forza del nostro sistema produttivo, grazie a competenze tecniche, specializzazione e capacità di lavorare per i mercati internazionali.
Anche un settore di eccellenza, però, deve fare i conti con un contesto sempre più complesso.
Nella primavera del 2026 quasi un’impresa su due della meccanica varia e affine prevedeva una diminuzione del fatturato, mentre oltre otto su dieci segnalavano un aumento dei costi di produzione.
Ordini meno prevedibili, rincari di materie prime e componenti e costi logistici più elevati stanno esercitando una pressione crescente sui margini. A questo si aggiungono le disruption che negli ultimi anni hanno interessato le catene globali, rendendo la gestione dei fornitori una leva sempre più strategica per la continuità produttiva.
Come possono le imprese ridurre questi rischi e proteggere la propria marginalità?
Una parte importante della risposta passa dalla gestione della supply chain.
Quanto conosciamo davvero i nostri fornitori?
Il sourcing viene spesso affrontato come una questione semplice: trovare un’azienda che sappia produrre un determinato componente a un buon prezzo.
Oggi, però, questo ragionamento non basta più. Le catene di fornitura devono essere ripensate in modo strategico per proteggere produzione, fatturato e margini.
Si parla spesso della necessità di diversificare, ma meno di come, quando e dove farlo.
Un fornitore italiano o europeo può sembrare una scelta sicura, ma potrebbe dipendere interamente da una lavorazione realizzata in Asia. Allo stesso modo, due fornitori formalmente diversi possono acquistare componenti o materie prime dallo stesso produttore a monte.
Spesso la diversificazione può quindi essere più formale che sostanziale. Avere più nomi nell’albo fornitori non significa necessariamente avere una supply chain realmente diversificata.
La domanda da porsi non è soltanto “quanto costa?”, ma “cosa succede se domani non consegna?” e “come ridurre il rischio che succeda?”.
È da queste domande che è nato il webinar organizzato da Roncucci&Partners lo scorso 22 Luglio: “Ridurre il rischio di approvvigionamento nel settore meccanico: casi reali da Serbia e India”.
Il tema è stato affrontato partendo da esperienze sviluppate per imprese meccaniche italiane attraverso i team di Roncucci&Partners presenti in India e Serbia.
Perché scegliere Serbia e India?
Serbia e India rappresentano due direzioni differenti, ma complementari, per le imprese della meccanica italiana.
La Serbia risponde soprattutto a una logica di nearshoring: avvicinare parte delle forniture, contenere i tempi logistici e rendere più semplice il confronto con il produttore.
L’India offre invece l’ampiezza e la profondità di un grande sistema manifatturiero in crescita, sostenuto da investimenti industriali e da rapporti economici sempre più stretti con l’Europa.
Diversificare non significa trasferire tutte le forniture verso un nuovo paese, sostituendo una dipendenza con un’altra. La scelta deve partire dal tipo di componente, dai volumi, dai tempi di consegna, dal livello di personalizzazione e dalla frequenza con cui è necessario interagire con il produttore.
Quando ha senso guardare alla Serbia
La Serbia rappresenta un’opportunità di nearshoring per le imprese che vogliono avvicinare parte della produzione, ridurre i tempi logistici e mantenere un rapporto più diretto con il fornitore.
La vicinanza all’Italia, i collegamenti via terra e l’integrazione con le filiere industriali europee la rendono particolarmente interessante per componenti personalizzati, lotti variabili e lavorazioni che richiedono un confronto tecnico frequente.
A questo si aggiunge una tradizione consolidata nella meccanica, nelle lavorazioni dei metalli, nei trattamenti e nella componentistica industriale. Secondo la Development Agency of Serbia, il comparto metallurgico e dei macchinari rappresenta circa il 6% del PIL nazionale, mentre la lavorazione dei metalli genera circa il 20% delle esportazioni serbe. Il settore dispone inoltre di competenze formate per rispondere agli standard europei.
La vicinanza facilita la relazione e le attività di verifica, che però restano essenziali per individuare il partner più adatto.
Quando ha senso guardare all’India
L’India risponde a una logica differente.
Il paese offre un sistema manifatturiero ampio e in crescita, con competenze nella componentistica metallica e polimerica, nelle lavorazioni su disegno, nei prodotti fusi e forgiati, nell’automotive e nella meccanica di precisione.
Può essere una destinazione interessante quando l’impresa cerca una base più vasta di produttori, capacità specialistiche, volumi più elevati o una seconda fonte strutturale rispetto ad altri mercati asiatici.
Negli ultimi anni l’India ha investito molto nel rafforzamento della propria capacità manifatturiera e nello sviluppo di cluster industriali specializzati. Inoltre, la conclusione dei negoziati per l’accordo di libero scambio tra India e Unione europea indica la volontà di costruire relazioni commerciali e industriali sempre più strette.
Guardare oggi all’India significa quindi considerare opportunità già concrete e, allo stesso tempo, prepararsi a un mercato destinato ad assumere un ruolo crescente nelle filiere europee.
Ma l’India non è un mercato uniforme.
Le diverse aree produttive presentano specializzazioni e livelli di maturità differenti. Avere a disposizione un grande numero di potenziali produttori non rende necessariamente la selezione più semplice. Al contrario, aumenta l’importanza di comprendere dove cercare, quali informazioni verificare e come distinguere un interlocutore interessante da un partner realmente affidabile.
Trovare fornitori è semplice. Scegliere quelli giusti molto meno
Da 25 anni Roncucci&Partners affianca le imprese nella ricerca strategica di partner e fornitori internazionali, attraverso team di professionisti presenti direttamente nei mercati strategici di India, Serbia e Cina.
Persone che conoscono lingua, cultura e dinamiche locali, ma anche gli aspetti tecnici da valutare per un sourcing più sicuro: solidità dell’impresa, capacità produttiva reale, esperienza su lavorazioni simili, qualità dei processi, certificazioni, rete dei subfornitori, compatibilità con i volumi richiesti e capacità di rispettare tempi e standard.
I team in loco possono verificare e qualificare i potenziali partner, supportare la sostituzione di un fornitore quando necessario e monitorare la relazione nel tempo.
Da questa esperienza nasce Safe Sourcing™, il servizio di Roncucci&Partners pensato per rendere più sicura la ricerca di fornitori e tutelare la continuità produttiva delle imprese.
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