Negli ultimi anni molte imprese si sono viste contestare il credito d’imposta ricerca e sviluppo 2015–2019.
Le verifiche hanno spesso fatto leva sul Manuale di Frascati 2015, applicato come se fosse una legge, anche se la normativa dell’epoca non lo citava.
Oggi, grazie a una giurisprudenza più matura e all’introduzione della certificazione tecnica R&S ex art. 23 D.L. 73/2022, lo scenario è cambiato.
Diventa quindi fondamentale capire cosa è davvero richiesto per difendere i crediti e come usare in modo efficace la certificazione.
Perché il credito R&S 2015–2019 è ancora attuale
Tra il 2015 e il 2019 il credito R&S “storico” ha sostenuto gli investimenti in innovazione di migliaia di imprese italiane.
La disciplina di riferimento era chiara: D.L. 145/2013, DM 27 maggio 2015 e circolari 5/E e 13/E.
Questi testi non si appoggiavano al Manuale di Frascati.
Le aziende hanno quindi progettato i progetti agevolati guardando solo alla normativa interna e alle definizioni fornite dall’Agenzia delle Entrate.
Nei controlli successivi, però, l’Amministrazione ha iniziato ad usare Frascati 2015 come parametro rigido.
In molti casi ha preteso una novità assoluta di settore, escludendo attività innovative solo per l’impresa.
Da qui sono nati recuperi di imposta, contestazioni sulla “inesistenza” del credito e contenziosi complessi. 
Manuale di Frascati: utile riferimento, ma non è legge
La giurisprudenza ha chiarito un punto essenziale.
Per il periodo 2015–2019 il Manuale di Frascati non aveva valore vincolante.
I giudici hanno ribadito che:
- la spettanza del credito va valutata solo sulla base del D.L. 145/2013, del DM 27 maggio 2015 e delle circolari vigenti;
- Il Manuale di Frascati può aiutare a interpretare, ma non può introdurre nuovi requisiti retroattivi;
- l’innovazione va letta in modo relativo, rispetto allo sforzo dell’impresa, non solo come novità mondiale.
In parallelo, il MEF ha distinto in modo netto il credito “inesistente” da quello “non spettante”.
Quando l’unico problema è la mancata aderenza ai criteri di Frascati, ci troviamo di regola nel secondo caso.
Le conseguenze, in termini di sanzioni e termini di accertamento, sono molto meno pesanti.
Perché la certificazione R&S è diventata decisiva
In questo contesto, l’art. 23 del D.L. 73/2022 rappresenta una vera svolta.
La norma introduce la certificazione tecnica delle attività di R&S, innovazione e design.
Questa certificazione:
- è rilasciata da soggetti indipendenti iscritti all’albo MIMIT;
- analizza in profondità progetti, stato dell’arte, novità, incertezze e metodo di lavoro;
- può riguardare sia il vecchio credito R&S 2015–2019 sia i nuovi crediti dal 2020.
Se ottenuta prima di un PVC, la certificazione può avere effetti vincolanti per l’Amministrazione entro i limiti previsti.
Se arriva dopo, non è vincolante, ma i giudici le riconoscono comunque un forte valore probatorio.
Molte sentenze recenti richiedono al Fisco, quando vuole discostarsi da una certificazione R&S, di farlo con argomentazioni tecniche puntuali.
In pratica, la certificazione diventa una “prova qualificata”, più forte di una normale perizia di parte.
Cosa dovrebbero fare oggi le imprese
Per le imprese che hanno utilizzato o stanno utilizzando crediti R&S emergono alcune indicazioni operative chiare.
Per il credito d’imposta R&S 2015–2019 è opportuno:
-
rileggere i progetti alla luce della normativa allora vigente, senza applicare retroattivamente Frascati;
-
verificare che documenti tecnici e contabili raccontino in modo coerente obiettivi, incertezze, test e risultati;
-
valutare l’opportunità di ottenere una certificazione R&S che ricostruisca lo stato dell’arte e il percorso progettuale.
Per i crediti post-2020, Frascati e Oslo sono ormai esplicitamente richiamati dalla legge.
Serve quindi una progettazione consapevole fin dall’inizio, con:
- analisi dello stato dell’arte,
- definizione chiara delle incertezze tecnico-scientifiche,
- tracciamento delle attività sperimentali e dei costi collegati.
In entrambi i casi, la certificazione non va vista come un semplice adempimento.
È piuttosto un investimento difensivo che può fare la differenza in caso di verifica o contenzioso.
Come Roncucci&Partners supporta le imprese
Roncucci&Partners affianca le aziende nella valorizzazione dei progetti di Ricerca & Sviluppo e innovazione da oltre dieci anni.
Lo studio unisce competenze tecniche e fiscali per gestire in modo integrato crediti d’imposta e documentazione R&S.
Siamo iscritti all’albo dei certificatori MIMIT al n. 244.
Svolgiamo attività di certificazione e perizia tecnica lavorando a stretto contatto con i team aziendali.
In pratica aiutiamo a:
- individuare i progetti realmente agevolabili;
- strutturare le informazioni secondo i requisiti di legge;
- rafforzare la posizione dell’impresa sia in ottica preventiva, sia in caso di verifica o contenzioso.
L’obiettivo è duplice: massimizzare i benefici fiscali e difendere il contenuto innovativo degli investimenti.
Se hai dubbi sui crediti d’imposta R&S o vuoi valutare una certificazione ex art. 23, scrivici: saremo felici di confrontarci sul tuo caso.






