Belgrado, 28 ottobre 2025 – L’ESG Working Group di CEBAC, il Consiglio delle Associazioni e Camere Economiche Europee in Serbia, ha organizzato il primo di una serie di workshop dedicati al CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism. L’obiettivo è aiutare le imprese serbe a capire come adeguarsi al nuovo quadro normativo europeo che entrerà pienamente in vigore dal 1° gennaio 2026 e che avrà un impatto diretto su chi esporta verso il mercato dell’Unione.
L’incontro è stato aperto da Pasquale De Micco, Direttore del Dipartimento dell’Integrazione Europea e dell’Economia presso la Delegazione dell’UE in Serbia, in carica dal 1° ottobre. Proveniente dalla Direzione Generale per il Commercio della Commissione Europea, De Micco ha condiviso la prospettiva europea sulla nuova politica di sicurezza economica e sulla riforma del commercio globale.

Che cos’è il CBAM e perché riguarda la Serbia
Il Carbon Border Adjustment Mechanism (in italiano Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere), è lo strumento con cui l’Unione Europea introduce un prezzo sulle emissioni di CO₂ incorporate in determinati prodotti importati. L’idea di fondo è semplice: far sì che il costo del carbonio sia allineato tra ciò che viene prodotto all’interno dell’UE, già soggetto all’ETS europeo, e ciò che arriva da Paesi terzi. In altre parole, evitare che chi produce in contesti meno regolati possa competere solo perché non internalizza il costo ambientale delle proprie emissioni.
Per la Serbia questo passaggio è particolarmente delicato. Il Paese non dispone ancora di un sistema ETS pienamente operativo e, allo stesso tempo, una parte rilevante dell’export è diretta verso clienti europei. Molte filiere locali sono inoltre attive in settori ad alta intensità di carbonio. Se il tema viene sottovalutato, il rischio è che i prodotti serbi vengano percepiti come più “carbon intensive” e quindi meno competitivi.
I primi settori interessati dal CBAM dal 1° gennaio 2026
Il workshop CEBAC ha ricordato che, nella fase iniziale di applicazione, il CBAM riguarderà in particolare questi settori:
- Ferro e acciaio
- Alluminio
- Cemento
- Fertilizzanti
- Idrogeno
- Energia elettrica
Nuovi obblighi per importatori ed esportatori
Con l’entrata in vigore del CBAM, gli importatori europei saranno tenuti ad acquistare certificati CBAM che coprono le emissioni incorporate nei prodotti importati. Il prezzo di questi certificati sarà legato al valore medio settimanale dell’ETS europeo. Ogni anno, entro il 31 maggio, gli importatori dovranno presentare una dichiarazione CBAM in cui indicano il numero di certificati che corrispondono alle emissioni effettive dei prodotti acquistati nel corso dell’anno precedente.
Gli esportatori serbi, a loro volta, dovranno fornire ai partner europei dati completi sulle emissioni incorporate (embedded emissions), che includano:
- quantità e codici doganali (CN);
- emissioni dirette di CO₂ dal processo produttivo;
- emissioni indirette derivanti dal consumo di energia elettrica;
- descrizione dettagliata del processo di produzione.
In assenza di tali dati, l’importatore UE sarà costretto a utilizzare valori standard (“default”) più alti, rendendo così i prodotti serbi meno competitivi perché considerati più “carbon intensive”.
La Serbia, non avendo ancora istituito un proprio sistema nazionale di scambio di quote di emissione (ETS), risulta particolarmente esposta alle misure CBAM, soprattutto nei settori dell’acciaio, alluminio, cemento ed energia elettrica.
La soglia “de minimis” e i casi di esenzione
Una novità importante emersa dal workshop riguarda la soglia “de minimis” prevista dal nuovo pacchetto Omnibus I della Commissione Europea:
- le importazioni fino a 50 tonnellate all’anno per singolo importatore saranno esentate dagli obblighi CBAM;
- nonostante l’esenzione per i piccoli volumi, la Commissione stima di mantenere comunque la copertura di circa il 99% delle emissioni totali;
- alcune categorie restano escluse dall’esenzione, in particolare elettricità e idrogeno.
Questo significa che solo una parte relativamente contenuta dei flussi commerciali rientrerà nella soglia di comodo: per la maggioranza delle imprese che esportano volumi significativi, il CBAM sarà comunque pienamente applicabile.
Tra rischi e opportunità: dove si gioca la competitività
Dal confronto emerso nel workshop CEBAC, appare evidente come una parte degli operatori europei che importano dalla Serbia non abbia ancora piena consapevolezza dell’impatto del CBAM. Questo genera un doppio rischio. Da un lato, quello di comportamenti non conformi – dichiarazioni incomplete, dati poco solidi, ritardi negli adempimenti. Dall’altro, quello competitivo: in assenza di informazioni precise, i prodotti serbi potrebbero essere classificati come più emissivi e quindi penalizzati rispetto ad alternative considerate più “green”.
Allo stesso tempo, però, il nuovo scenario apre una finestra di opportunità. Le imprese che iniziano fin d’ora a misurare e ridurre le proprie emissioni, a strutturare sistemi di raccolta dati e a dialogare in modo proattivo con i clienti UE possono presentarsi come partner affidabili, trasparenti e allineati ai criteri ESG. In un mercato in cui la sostenibilità pesa sempre di più nelle decisioni di acquisto, questa capacità diventa un vero fattore di differenziazione.

Come prepararsi al CBAM: i passi consigliati per le aziende serbe
Nel corso del workshop sono state condivise alcune raccomandazioni chiave per le imprese serbe. Tradotte in una roadmap operativa, possiamo sintetizzarle così:
- Seguire da vicino gli sviluppi legislativi la normativa in tempo reale
- Formare il personale e i fornitori locali sui requisiti CBAM
- Coordinarsi attivamente con i clienti UE
Il ruolo di Roncucci&Partners
Il CBAM rappresenta un cambio di paradigma: lega in modo ancora più stretto sostenibilità, strategia industriale e accesso ai mercati internazionali. Per le aziende serbe che esportano verso l’Unione Europea, non è più sufficiente essere competitive solo su prezzo e qualità; diventa determinante dimostrare anche una gestione consapevole delle proprie emissioni.
Roncucci&Partners supporta le imprese in tutte le fasi di questo percorso: dall’analisi dell’impatto del CBAM sul modello di business, alla progettazione di sistemi di raccolta dati “audit-ready”, fino alla definizione di piani di miglioramento che trasformino la conformità normativa in un vantaggio competitivo concreto.
Se la tua azienda esporta verso l’UE e opera in uno dei settori interessati, questo è il momento di muoversi. Contattaci per valutare il livello di preparazione al CBAM e costruire insieme una strategia su misura per il mercato europeo.




