A seguito di 35 round di negoziati avviati nel 2014, L’Unione Europea e la Cina concludono finalmente le trattative per un accordo globale sugli investimenti, il CAI – Comprehensive Agreement on Investment.

Non si tratta di un accordo di libero scambio, ma di un accordo con obiettivi più ambiziosi, che intende regolare l’accesso ai mercati e favorire la strada verso la trasparenza e la liberalizzazione degli investimenti. Con il nuovo accordo globale sugli investimenti,  l’Europa vuole garantirsi l’accesso al mercato cinese a condizioni paritetiche e colmare l’attuale asimmetria tra l’apertura del mercato europeo alle imprese cinesi e le limitazioni del mercato cinese alle imprese UE. Le aziende che intendono fare investimenti in Cina troveranno, quindi, un mercato più accessibile grazie alla rimozione delle restrizioni quantitative, dei diritti di monopolio e degli obblighi di operare in joint ventures con operatori locali.

Con il CAI la Cina si impegna a garantire agli investitori europei un livello di accesso al mercato senza precedenti, assicurando condizioni di concorrenza più eque alle imprese dell’UE. Per la prima volta, la Cina ha anche accettato ambiziose disposizioni sullo sviluppo sostenibile, in particolare sul clima e sul lavoro.

L’accordo è stato concepito con lo scopo di conferire un migliore equilibrio nelle relazioni commerciali tra Europa e Cina: l’UE è infatti stata tradizionalmente molto più aperta della Cina agli investimenti esteri, pur proteggendo i settori più sensibili dell’energia, dell’agricoltura, della pesca, dell’audiovisivo. D’altra parte, le normative cinesi non hanno consentito un’apertura speculare, e gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) provenienti dall’Europa rimangono relativamente modesti rispetto alle dimensioni e al potenziale del mercato cinese.

Negli ultimi 20 anni, il flusso cumulativo di IDE dall’UE verso la Cina ha raggiunto più di 140 miliardi di euro, contro i 120 miliardi di euro di investimenti cinesi in Europa. La Cina si impegna ora ad aprire l’accesso ad una serie di settori chiave in un mercato di quasi 1,4 miliardi di consumatori.

Il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito l’accordo come “un momento storico nelle nostre relazioni con la Cina e per la nostra agenda commerciale, che fornirà un accesso senza precedenti al mercato cinese per gli investitori europei, consentendo alle nostre imprese di crescere e di creare posti di lavoro.” Tuttavia, sono molte le critiche sollevate verso i risultati raggiunti, apparentemente poco incisivi rispetto ai temi della sostenibilità.

Cosa prevede l’accordo: obiettivi e opportunità

Sebbene il contenuto degli specifici articoli non sia ancora stato reso pubblico, i capisaldi dell’accordo riguardano 4 tematiche principali, dall’eliminazione degli ostacoli agli investimenti, alla trasparenza della regolamentazione e all’applicazione del principio di non discriminazione delle aziende estere, passando per la promozione dello sviluppo sostenibile.

Si mira innanzitutto a fornire nuove opportunità e migliori condizioni di accesso al mercato e, in particolare, ad ampliare l’accesso degli investitori UE al mercato cinese eliminando le restrizioni quantitative, i limiti di capitale o i requisiti per le joint venture.

Nel tentativo di affrontare le principali sfide del contesto normativo, inoltre, l’accordo si focalizza sul miglioramento della trasparenza, prevedibilità e certezza giuridica dell’ambiente di investimento, anche attraverso meccanismi di risoluzione delle controversie, facilitando così il trasferimento di capitali e investimenti.

Infine, il CAI stabilisce maggiori garanzie in merito al trattamento degli investitori europei e cinesi, perseguendo la non discriminazione anche in termini di discipline per le imprese statali (le cosiddette SOE, State Owned Enterprises) e trasparenza dei sussidi statali, che possono avere effetti negativi sulla concorrenza. Le trattative UE-Cina non hanno mancato di affrontare anche la questione della proprietà intellettuale, la cui tutela sarà adesso garantita anche nei casi in cui la normativa cinese richiedeva il trasferimento forzato di tecnologia alle controparti cinesi delle joint venture.

Parte dell’accordo sono anche i tanto dibattuti temi della sostenibilità: a differenza di altri accordi conclusi dalla Cina, il CAI vincola le parti ad impegnarsi sia in materia ambientale, con l’effettiva implementazione dell’Accordo di Parigi sul Clima, che nell’ambito degli standard sul lavoro, con l’impegno da parte della Cina alla ratifica delle convenzioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

I settori interessati dal CAI

L’accordo si presenta particolarmente ricco di opportunità per il settore produttivo, che rappresenta la metà degli investimenti europei in Cina, soprattutto per quanto riguarda le attrezzature per il trasporto e le telecomunicazioni, prodotti chimici, attrezzature sanitarie, ecc. Il CAI garantirà livelli di apertura del mercato corrispondenti a quelli europei per la quasi totalità della manifattura, con limitate eccezioni per quei settori con una significativa sovracapacità produttiva.

Tra le altre notevoli concessioni da parte della Cina, si evidenzia soprattutto l’impegno a non richiedere più alle imprese europee di entrare in joint venture con le controparti cinesi in diversi settori, tra cui quello automobilistico, sanitario (in particolare, per gli ospedali privati), dei servizi ambientali e dei servizi alle imprese, tra cui quelli immobiliari, pubblicitari, di consulenza e di traduzione.

Un altro ostacolo che l’accordo si impegna a superare è quello dei limiti imposti al capitale di investimento straniero, che a lungo ha dominato alcuni settori, tra i primi quello dei servizi finanziari e di quelli informatici. La Cina ha già recentemente avviato il processo di graduale liberalizzazione del settore dei servizi finanziari, e si impegna adesso ad eliminare i requisiti di rischio e i tetti di capitale straniero per il settore bancario, la negoziazione in titoli e le assicurazioni. Se invece il settore dei servizi in cloud vedeva, prima del recente accordo, il totale divieto di investimento, adesso il settore sarà aperto agli investitori europei con un limite massimo del 50% di capitale proprio.

Anche nel settore dei trasporti si aprono opportunità per le aziende europee, con l’apertura degli investimenti senza restrizioni in una gamma completa di trasporti multimodali porta a porta e nei settori chiave dei sistemi telematici di prenotazione e dei servizi di assistenza a terra.

Le preoccupazioni dell’Occidente

Secondo molti, tuttavia, l’accordo è il risultato di una trattativa conclusa frettolosamente dai suoi negoziatori principali – vale a dire il presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron -, che si erano prefissati di raggiungere un compromesso entro la fine del 2020.

La preoccupazione maggiore è quella di non aver ottenuto sufficienti garanzie da Pechino, soprattutto per quanto riguarda la controversa situazione cinese sul lavoro forzato, e quella di non aver previsto un meccanismo di valutazione sul promesso cambiamento di rotta.

La parola del governo cinese non si è sempre rivelata una garanzia sufficiente per un progresso sostanziale verso l’abolizione del lavoro forzato e la tutela dei diritti umani. In questa prospettiva, è difficile vedere come i guadagni economici derivanti dall’accordo sugli investimenti possano superare le palesi violazioni dei diritti umani che sono in corso nello Xinjiang, a Hong Kong, in Tibet e contro Taiwan.

D’altra parte, la portata dell’accordo che i negoziatori europei sono riusciti a portare casa sarebbe davvero impressionante se la Cina rispettasse le promesse fatte. E, se le garanzie non dovessero risultare sufficienti, potrà essere il Regime Globale di Sanzioni in materia di Diritti Umani recentemente approvato dall’UE lo strumento che darà all’Europa il potere di avanzare la sua agenda di valori.

Un articolo di Sandra Pagano – Project Coordinator, Esperta di Relazioni Internazionali