La crisi in Ucraina, scatenata dall’offensiva militare russa, potrebbe colpire duramente le forniture alimentari globali e aumentare le tensioni geopolitiche già esistenti.

In una recente dichiarazione, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD) ha espresso la sua preoccupazione rispetto ai rischi legati all’inflazione alimentare globale che un conflitto prolungato in Ucraina potrebbe provocare.

“Siamo molto preoccupati che un conflitto prolungato in Ucraina possa limitare la fornitura mondiale di colture di base come il grano, il mais e l’olio di girasole, con conseguente impennata dei prezzi alimentari e della fame”, ha dichiarato l’IFAD. “Questo potrebbe mettere in pericolo la sicurezza alimentare globale e al contempo aumentare le tensioni geopolitiche”.

Russia e Ucraina – un tempo soprannominate “il granaio d’Europa” – rappresentano più di un quarto del commercio globale di grano, quasi un quinto del commercio di mais, e circa il 60% dei prodotti del girasole – come semi e olio. Il rischio evidente è che la crisi in Ucraina spinga i paesi che dipendono dalle loro importazioni a cercare fornitori alternativi.

Con gradi di gravità e coinvolgimento differenti, la guerra minaccia infatti la fornitura di grano in Europa, Africa e Asia – che si affidano alle vaste e fertili terre agricole della regione del Mar Nero.

Il ‘granaio del mondo’ in pericolo

Da un lato c’è l’Ucraina, dove l’agricoltura è al momento paralizzata dal conflitto in corso e dove i porti restano chiusi. Dall’altro la Russia, che potrebbe conoscere uno sconvolgimento delle esportazioni di grano a causa dalle sanzioni inflitte dal blocco europeo.

Al momento, le forniture globali di grano sono in pericolo – mentre i prezzi sono già aumentati del 55%. Secondo Arnaud Petit – direttore dell’International Grains Council – se la guerra dovesse protrarsi a lungo, i paesi che dipendono dalle esportazioni di grano dall’Ucraina potrebbero trovarsi di fronte a sostanziali carenze a partire da luglio.

Questo potrebbe generare una crisi alimentare senza precedenti, specialmente in luoghi – come l’Egitto e il Libano – dove la dieta alimentare è dominata dal pane sovvenzionato dai governi. Mentre l’ Europa si prepara a potenziali carenze di prodotti importati dall’Ucraina e ad un aumento dei prezzi dei mangimi per il bestiame, che potrebbe comportare un consequente aumento dei prezzi di carne e latticini.

I paesi maggiormente colpiti dalla crisi ucraina

Soltanto nel 2020, i paesi africani hanno importato dalla Russia prodotti agricoli per un valore di 4 miliardi di dollari – di cui il 90% è rappresentato dal grano.

Un conflitto prolungato avrebbe un impatto devastante in Egitto, il più grande importatore di grano del mondo. Con circa un terzo delle persone che vivono in povertà, sono milioni gli egiziani che si affidano infatti al pane sovvenzionato – fatto con grano ucraino – per sopravvivere. Picchi improvvisi nel costo del grano potrebbero influenzare gravemente la capacità dell’Egitto di mantenere i prezzi del pane al loro attuale prezzo sovvenzionato.

Problemi analoghi si verificherebbero anche in Kenya, dove anche prima che la guerra minacciasse di colpire le forniture di grano nell’Africa sub-sahariana, la richiesta di #lowfoodprices era già esplosa sui social media a causa dell’inflazione.

In Libano – dove la massiccia esplosione al porto di Beirut del 2020 ha distrutto i principali silos di grano del paese e messo in crisi il paese – le autorità stanno cercando di compensare la prevista carenza di grano proveniente dall’Ucraina (per ben il 60%) aprendo trattative con gli Stati Uniti, l’India e il Canada.

Ulteriori problemi si potrebbero verificare anche in Indonesia – dove quasi il 30% di grano è di origine ucraina –  e dove l’aumento dei prezzi dei noodles, a sua volta, minaccia l’alimentazione delle persone a basso reddito.

Europa: fertilizzanti e alimentazione del bestiame sempre più cari

I rischi legati ad un conflitto prolungato preoccupano anche gli agricoltori europei, rispetto all’aumento dei costi dei mangimi per il bestiame.

L’Ucraina fornisce poco meno del 60% del suo mais all’Europa. E la Russia – che fornisce al blocco europeo il 40% del suo fabbisogno di gas naturale – è allo stesso tempo un importante fornitore di fertilizzanti, grano e altri prodotti di base per l’agricoltura e l’alimentazione del bestiame.

La Russia produce ed esporta anche enormi quantità di nutrienti, come potassa e fosfato – ingredienti chiave nei fertilizzanti, che permettono alle piante e alle colture di crescere.

I prezzi dei fertilizzanti, già alti a causa dell’impennata dei prezzi del gas all’ingrosso, stanno rapidamente lievitando. Gli analisti osservano che un inasprimento della situazione attuale questo porterebbe ad un ulteriore aumento dei costi che gli agricoltori devono sostenere. E che potrebbe tradursi in prezzi ancora più alti dei prodotti alimentari.

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